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Alicudi
Isolata a occidente rispetto alle altre Eolie, Alicudi è un eremo naturale e silenzioso dove perdersi nell'osservazione dello scontro fra le acque azzurre del mare e le cupe scogliere. La sua forma è conica e sulla sua sommità, detta Montagnola, c'è il Timpone, un fortino naturale dove le donne venivano mandate a nascondersi durante le incursioni dei pirati saraceni. Alicudi è caratterizzata dall'erica, che ha suggerito il suo nome antico Ericusa. Allo scalo della Palomba e nel piano del Fucile sono stati trovati materiali risalenti all'età del Bronzo. Ma l'unico monumento di rilievo del passato è la chiesa di San Bartolo. Grazie alla sua storia e al terreno aspro, l'isola offre ancora oggi una vita semplice e i suoi abitanti una sincera ospitalità. Grazie alla sua posizione è da anni il punto d'incontro per gli appassionati di pesca subacquea che sanno di trovare un mare che li appagherà pienamente.
Filicudi
Filicudi è un'isola scarsamente popolata, la vetta più alta, come a Salina, si chiama Fossa delle Felci. Per raggiungerla e godere dello splendido panorama si deve fare una passeggiata a piedi lungo la vecchia mulattiera che attraversa tutta l'isola. Un'altra escursione interessante è quella a Piano di Porto. Qui sono stati ritrovati i resti di un villaggio di capanne a forma circolare risalente alla cultura dell'età del Bronzo. Filicudi presenta anche profonde grotte come quella del Bue Marino, famosa per i giochi di luce e i fenomeni di rifrazione acustica molto suggestivi. Il bue marino, al quale le leggende fanno riferimento, era in realtà la foca monaca che in questa grotta trovava rifugio.
Lipari
Lipari, per il mare cristallino e il cielo quasi sempre terso, solcato da venti di tramontana e scirocco, per il fascino dei paesaggi e delle testimonianze storiche è una meta ambita dal turismo sia estivo che invernale. E' il capoluogo dell'Arcipelago, ed è l'isola più complessa e interessante sul piano geologico e vulcanologico. La sua formazione è avvenuta in trattro periodi diversi di eruzioni che si sono stratificate. La terza ha apportato uno strato di pomice e la quarta uno di ossidiana; proprio da questi due materiali è cominciata la fortuna dell'isola, poiché in epoca preistorica scheggiando e lavorando apportunamente l'ossidiana venivano costruiti molti utensili, il cui commercio arrichì Lipari fino alla scoperta dei metalli. La pomice invece viene esportata ancora oggi. Nel corso del XII secolo a.C. nell'Arcipelago s'insediarono popolazioni provenienti dalle coste della Campania che portarono con loro la leggenda del re Liparo, da cui il nome dell'isola. Un altro bene tuttora importante e noto fin dall'antichità sono le sorgenti. Accanto alle acque terapeutiche di San Calogero si erge una grotta sudatoria, la "stufa", di costruzione romana, oggi inglobata in uno stabilamento di fanghi. Durante i recenti lavori di ristrutturazione dello stabilamento termale è venuto alla luce un edificio a cupola della civiltà micenea risalente al XV secolo a.C. Questa scoperta conferma i rapporti intercorsi fra Grecia e isole Eolie per tutta l'età del Bronzo. Il centro più importante è Lipari. L'abitato si estende lungo le due pittoresche insenature di Marina Lunga e di Marina Corta e poi si raccoglie attorno al suo Castello. Questa acropoli conserva le testimonianze del passato: qui vissero popolazioni del neolitico, della prima età dei Metalli, dell'età del Bronzo e dell'età Ellenistica. Della città antica, rimangono i resti ellenistici, le chiese, il palazzo dei vescovi e la Cattedrale costruita da Ruggiero il Normanno nel 1804 ma totalmente rifatta in età barocca. Questa conserva le volte a crociera ogivale, pregevoli decorazioni e stucchi del XVIII secolo e dipinti di grande interesse artistico. Altre chiese sono assai interessanti: quella dell'Immacolata, con la sua facciata liscia, quella della Addolorata, di origine medievale ma con cupoletta cilindrica e facciata barocca e quella di Santa Maria delle Grazie, con facciata settecentesca. Il Castello è circondato dalle ben conservate mura erette dagli Spagnoli nel secolo XVI che inglobano una torre, elemento delle più antiche mura greche. La necropoli greca di Lipari si estende a nord nella pianura di Diana fra il vallone di Ponte e il vallone di Santa Lucia ed è una delle più ricche della Sicilia. Tutti i reperti venuti alla luce sono conservati nel museo Eoliano, all'interno del Castello, che vale da solo la visita all'isola. Il museo custodisce numerosissime copie in miniatura di maschere teatrali rappresentanti celebri personaggi delle tragedie e delle commedie greche, che venivano offerte a Dioniso, dio del teatro. Le maschere, risalenti al IV secolo a.C., hanno contribuito a determinare le caratteristiche precise dei personaggi principali del teatro greco. Ma la città non è l'unica meraviglia di Lipari, infatti in località Quattrocchi si ammirano pittoresche insenature e faraglioni. Da qui si gode anche una vista impareggiabile dell'isola di Vulcano. Infine, salendo il monte Pelato, si osservano il Campo Bianco, una strana voragine candida come la neve, e le colate di ossidiana di Sparanello e di Rocche Rosse
Panarea
Fumarole, un arcipelago secondario, le bolle di gas che emergono dal mare con un caratteristico gorgoglio a formare la "caldaia" dello scoglio di Bottaro e insediamenti preistorici: queste le meraviglie che si aprono allo sguardo del visitatore di Panarea. L'abitato è sparso pittorescamente sulle falde orientali con le sue candide casette attorniate da oliveti e da rupi ciclopiche. Le abitazioni sono raggruppate nelle tre contrade di Iditella, di San Pietro e di Drauto. Quest'ultimo nome si riferisce al corsaro saraceno Draugh che frequentava l'isola regolarmente, ormeggiandovi le sue imbarcazioni. Draugh è solo uno dei pirati che tra i secoli VII e XVI impedirono il popolamento di Panarea. Infatti i contadini che venivano a coltivare i terreni dell'isola lasciavano a Salina donne e bambini. A mezz'ora di cammino da Drauto si raggiunge la più bella località di Panarea: Cala Junco. Si tratta di una stupenda piscina naturale di acqua trasparente dalle inverosimili striature verdi, turchesi e blu. Cala Junco era l'antico porto naturale di Capo Milazzese: un pianoro sul quale sono state trovate e portate alla luce le tracce di pietra di ventitré capanne. L'insediamento ospitava probabilmente qualche centinaio di persone già nel 1400 a.C., data ricavata dall'analisi delle ceramiche. E' stata anche accertata l'esistenza di lastre in pietra che venivano utilizzate come sedili, tavoli e mortai. Tutti i reperti portati alla luce sono ora esposti nel Museo Eoliano di Lipari. Il fascino di Panarea è aumentato da molte isolette e scogli che formano un vero e proprio arcipelago minore sorto da un unico vulcano. Il vulcano ha lasciato una piattaforma subacquea di forma circolare a tratti profonda non più di 50 metri. E' su di essa che sorgono, oltre a Panarea, anche i roccioni a scogliera di Dattilo, dalla caratteristica forma piramidale, Lisca Bianca, Bottaro, Panarelli, Formiche e l'isoletta di Basiluzzo. Probabilmente tutte queste formazioni originariamente costituivano una unità, poi frantumata da movimenti tellurici e da esplosioni, come attesta la loro natura geologica e la presenza di resti sul fondale che li congiunge. Il gioco delle luci alle diverse ore del giorno ne fa uno spettacolo in continuo movimento. Basiluzzo, a circa tre chilometri e mezzo da Panarea, ha la forma di una cupola con pareti a picco sul mare. Vi sono tracce di costruzioni romane con pavimenti a mosaico e pareti con intonaci colorati e, sul fondo marino vicino allo scalo, si possono vedere i resti di una darsena sommersa per fenomeni bradisismici
Salina
Salina era chiamata dai Greci Didyme (Gemelli), perché è formata da due montagne che vanno a congiungersi nella vallata di Valdichiesa, dove è allocato il Santuario della Madonna del Terzito. Il suo nome deriva invece da un laghetto salato in località Punta Lingua, che un tempo era utilizzato per l'estrazione del sale marino. Oggi il laghetto è poco più di uno stagno dove si posano gli aironi cinerini durantew le loro migrazioni annuali dall'Africa. Qui si trovano anche resti di mura appartenenti a una costruzione di età imperiale romana. La cima Fossa delle Felci (963 metri/ è il punto più alto di tutto l'Arcipelago. Un'escursione tipica è quella che porta alla riserva naturale dei Monti Fossa delle Felci e dei Porri. Le loro pendici vengono sfruttate per la coltivazione dell'uva dalla quale si ricava il vino Malvasia, apprezzato dai buongustai di tutto il mondo. Le coltivazioni si sono sviluppate grazie al fatto che Salina è l'unica isola dell'Arcipelago che ha sorgenti proprie di acqua dolce. Ecco perché è anche l'unica a essere ricoperta da un rigoglioso manto verde. Un altro suggestivo spettacolo naturale è offerto dalla spiaggia raggiungibile dall'abitato di Pollara. Qui la base del Monte dei Porri forma un anfiteatro naturale dal quale si può ammirare lo scoglio del Faraglione
Stromboli
Stromboli, l'isola più a settentrione e a oriente dell'Arcipelago, è costituita da un unico vulcano in perenne e ritmica attività con tre bocche eruttive, le cui esplosioni scagliano nel cielo massi incandescenti e lapilli infuocati che rotolano fragorosamente fino a inabissarsi. Le colate laviche hanno creato la Sciara del Fuoco, un ripido e ampio pendio percorso da torrenti da lava. Lo spettacolo che offre la Sciara è particolarmente interessante di notte: le colate sfrigolano nell'acqua che si trasforma in vapore e forma una nebbia rinforzata dalle piogge di cenere. Alcune volte alla cenere seguono dei blocchi di pietra che si frantumano sulla Sciara sprizzando scintille. Ma tutta l'isola è caratterizzata dal passaggio delle colate laviche: in particolare la zona fra la Sciara del Fuoco e Ficogrande testimonia l'immane forza custodita dal vulcano. La cima dello Stromboli è raggiungibile in tre ore di cammino. Una volta giunti sull'orlo della caldera lo spettacolo è impressionante: le esplosioni intermittenti di materiale da sordi boati. L'abitato che più merita di essere visitato è quello di Ginostra. Il suo scalo Pertuso è così piccolo da permettere il passaggio di una sola barca per volta. Dunque Stromboli, quando il mare grosso impedisce di entrare nel piccolo porto, rimane del tutto isolata. Ginostra è costituita da un pugno di casette bianche, dal caratteristico stile a forma di cubo, che ospitano una trentina di abitanti, famosi per la loro calda accoglienza. Dall'abitato si gode di un meraviglioso panorama sulle altre isole. A coronare questo scenario naturale di grande forza, ecco sorgere, a un chilometro e mezzo da Stromboli il picco dello Strombolicchio, uno scoglio con merli naturali abitato solo dai gabbiani
Vulcano
Fin dalla più remota antichità l'attività vulcanica impressionò talmente i popoli che l'isola di Vulcano fu considerata dimora del dio del fuoco Vulcano prima, isola sacra al dio del vento Eolo poi, e anticamera dell'inferno nel Medioevo. L'isola è costituita da tre vulcani: il più antico, inattivo già nella preistoria, forma il massiccio più elevato, quello del monte Aria e del monte Saraceno; Vulcanello, che si trova nell'estremità nordest dell'isola, e il più basso Gran Cratere, o Fossa Grande, che è tuttora attivo con diverse fumaiole. L'ultima eruzione disastrosa fu quella del 1888-90 ma, secondo i vulcanologi, il dio del fuoco è ancora una minaccia incombente. Il 1888 segnò anche la fine dell'industria dell'estrazione iniziata già dai Romani. Per estrarre zolfo, allume e acido borico, l'intera isola fu addirittura comprata dall'inglese Stevenson. La zona del Piano, sella tra il Gran Cratere e il monte Aia, è sorprendentemente verde: viene coltivata a frutteti e vigneti. Tra Vulcanello e l'isola vera e propria c'è un istmo costituito da sabbia e lava, lungo il quale si aprono le due baie di Porto di Levante e Porto di Ponente. Sull'insenatura a ponente dell'istmo si stendono, digradanti in un mare di smeraldo, le finissime Sabbie Nere che, vigilate e protette dal faraglione delle Sirene, rappresentano forse il luogo più suggestivo e tranquillo dell'isola. La costiera di Ponente è un susseguirsi di precipizi, di insenature, di grotte marine che si aprono su un mare incontaminato e pescosissimo. A levante si erge una montagnola di zolfo e di allume, ai cui piedi gorgoglia un laghetto di fanghi sulfurei molto apprezzati per i loro effetti terapeutici. Qui si possono visitare le fumarole e le grotte, in parte crollate, dalle quali si estraeva l'allume. Sul versante che dà sulle Bocche di Vulcano c'è un altro degli spettacoli che rendono un po’ tetro il fascino di questa isola: la Valle dei Mostri. Rocce e sabbie nerastre hanno assunto, grazie alla continua erosione provocata dal vento, sembianze grottesche che incutono timore. L'attività vulcanica ha originato anche fanghi naturali ad alto contenuto di radon e acque termali di grande valore curativo. Le acque termali di San Calogero, famose anche durante l'Impero di Roma, come ci informa Diodoro Siculo, sono state esaltate in ogni epoca. Molte sono le località di una bellezza inquietante come la Grotta dei Rossi, la Grotta del Cavallo e il Vulcano Gelso, raggiungibili in barca
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