PROGRAMMA DELL'ESCURSIONE
Visita dell’area archeologica comprendente il teatro Greco – Romano, le terme, il Gymnasium, il Museo, le Tabernae; il Santuario Mariano dove si venera la statua della Madonna Nera con il magnifico panorama dei laghetti di Marinello, unici nel Mediterraneo. Possibilità di shopping.
Ore 8:15 Ritrovo dei Sigg. Partecipanti nel luogo dell’appuntamento fissato della prenotazione. Ore 8:30 Partenza in Pullman G.T. per Tindari. Ore 9:15 Arrivo previsto a Tindari, una delle ultime colonie greche della Sicilia; visita dell’area archeologica comprendente il teatro Greco – Romano, le terme, il Gymnasium, il Museo, le Tabernae; il Santuario Mariano dove si venera la statua della Madonna Nera con il magnifico panorama dei laghetti di Marinello, unici nel Mediterraneo. Possibilità di shopping. Ore 13:00 Rientro previsto nelle rispettive sedi di partenza
Supplementi: Ingresso area archeologica Tindari € 2,00 (gratuito da 0 a 18 anni e oltre i 65)
Abbigliamento ed equipaggiamento consigliato: abbigliamento comodo con scarpe adatte, macchina fotografica, telecamera, occhiali da sole. Per l’ingresso in Chiesa si consiglia un abbigliamento adeguato ai luoghi di culto.
Escursione facile consigliata a tutti
Condizioni: L’Agenzia si riserva variazioni di orari e di percorsi, nonché la cancellazione dell’escursione o di parti della stessa, per causa di forza maggiore o per motivi organizzativi.
Adulti 20,00 € 6/12 Anni 16,00 € 0/4 Anni Free
...(continua dall'introduzione)... Noi pensiamo che tra i marinai di passaggio miracolosamente scampati agli appetiti della maga, ancorché estasiato dai canti e dalla bellezza dei luoghi, sia stato Salvatore Quasimodo, il grande poeta siracusano, che di questi siti è stato il superbo cantore e che, ancora oggi, pur non abitandovi più la maga, pochi possano sfuggire al fascino che promana da questo ambiente dove natura, storia, arte si fondono, questa volta veramente, in un altissima melodia ammaliatrice.
Tutto,qui, su questo precipite promontorio roccioso alto più di 200 metri sul mare, concorre alla composizione di questo canto sublime: dal mito della maga a quello dei Tyndarai, i Dioskuroi Castore e Polluce, figli di Zeus; dai misteriosi popoli che duemila anni prima di Cristo, su queste balze precipite, iniziavano a forgiare i metalli, ai raffinatissimi sicelioti, i greci di Sicilia che, su quest’ isola, avevano gareggiato in arti e pensiero, spesso surclassandola, con la madre patria; dai romani, qui non soltanto rozzi combattenti o predatori, ma, anche, architetti potenti, ai bizantini, la cui Madonna del Santuario miracolosamente giunse a Tindari dall’Oriente; da questi calcari strapiombanti sui quali s’ avventano arbusti aromatici, alle capricciose sabbie della laguna sottostante, dalle forme precarie e voluttuose….
Fondata nel sito del centro siculo di Abaceno nel 396 a.C. da Dionigi I di Siracusa al fine di stabilire un avamposto militare contro eventuali incursioni cartaginesi, Tyndaris fu una delle ultime colonie greche di Sicilia; cresciuta rapidamente, la città – cui era stato imposto il nome delle divinità protettrici delle divinità protettrici delle popolazioni emigrate – esercitò un ruolo strategico di grande importanza a guardia delle vie marittime e tirreniche e visse tutte le travagliate vicende dei conflitti tra sicilioti, cartaginesi e romani per il controllo dell’isola occupata dai cartaginesi nel 264 a.C., fu conquistata dai romani dieci anni dopo e divenne, successivamente, una delle cinque colonie romane, godendone tutti i privilegi. Una frana di grandi proporzioni, prima, un terremoto, verificatosi intorno al 365 d.C., dopo, e le devastazioni degli arabi, nell’836 d.C. misero fine all’epopea di Tyndaris: ma la sua bellezza sopravisse ed i subiresti entrarono nel mito.
Oggi, il visitatore può ammirare il pregevole teatro greco, rielaborato in epoca romana, la basilica, le terme, le case romane ed alcuni tratti di mura, in ottimo stato di conservazione, che alternano tratti eretti in epoca ellenistica, romana e bizantina. Il teatro, probabilmente costruito alla fine del IV secolo d.C., fu completamente ristrutturato e trasformato in arena, quando la città fu romana, anche, purtroppo, con la completa demolizione della struttura di scena, simile a quella del teatro di Segesta. La basilica, una grande sala di riunione ad archi, originariamente strutturata su tre piani e che dava accesso all’agorà, risale invece, con ogni probabilità, alla fine del primo secolo a.C., fondendo mirabilmente gli stili e le tecniche greche e romane. Di grande interesse, ancora, l’edificio termale, forse del II sec. d.C., degli interessanti mosaici; le case romane con cortili e colonne, risalenti al periodo imperiale; le tabernae, il bell’impianto viario, organizzato su tre grandi decumani intersecati da ripide strade trasversali e gli ampi tratti di mura, tra le cinte più grandiose e meglio conservate dell’isola.
Da non perdere, anche, la visita all’antiquarium che custodisce vasellame greco e romano, frammenti di sculture, progetti romani del IV e V secolo d.C., iscrizioni, un grande plastico ricostruttivo della scena ellenistica del teatro. Tra i reperti più importanti due nikai in volo, una colossale testa di Agusto, proveniente dalla basilica, e materiali di un abitato dell’Età del Bronzo. Nel sito dell’antica agorà, sul punto più elevato di capo Tindari, sorge, infine, il Santuario della Madonna del Tindari, meta di pellegrinaggi, riedificato dopo le devastazioni arabe del 1544. A pianta basilicale a tre navate, ricco di mosaici nella zona del presbiterio, l’imponente edificio ospita, dietro l’altare maggiore, la Madonna nera, pregevole opera bizantina giunta a Tindari, secondo la leggenda, in maniera miracolosa.
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